Giulio

88 tasti, 52 bianchi e 36 neri:  decisi anni fa di scriverla lì la mia storia di musicista.

Suono, o quasi, da quando avevo quattro anni e forse di strada su quei tasti non ne ho poi fatta tanta ma, come diceva uno che la sapeva lunga, non è la meta che conta ma il viaggio e per quel che mi riguarda questo viaggio è ancora lungo. E’ un viaggio che mi ha portato a suonare con gente diversa, tutta con la stessa passione, quella passione che solo chi la musica la vive come noi può capire veramente. E non è una questione di rock, jazz o chissacché, è così.

Ricordo bene quando Gioba mi chiese di incontrare lui ed il resto della band per parlarmi di un progetto insieme. Io non volevo e partii da casa con un’idea chiara: avrei detto no, d’altronde gli “anni 80” nemmeno mi piacevano. Il resto lo potete immaginare da voi.

Ora, dopo un po di tempo con Paolo, Cri, Matteo e Gioba posso dire che come il buon vino, anche noi miglioriamo ogni giorno di più. Anni di prove, di cicche sul pavimento, di mattine che arrivano troppo presto se rimani in sala prove fino alle 2.
Ore a provare e riprovare quel passaggio che non viene mai, a discutere del look giusto, la frase giusta, la scaletta giusta, insomma tutto per cercare di regalare due ore di puro divertimento e di emozione a chi decide che se proprio i timpani se li deve sfondare, tanto vale che sia per ascoltare i Dharma.

Au revoir.